Le reazioni di alcuni amministratori provinciali contro l'idea di abolire le Province in Sicilia
Per gli amministratori delle Province regionali
ABOLIRE LE PROVINCE?
E’ UNA MOSSA INUTILE
Il presidente della Regione, Raffaele Lombardo dimentica di essere stato fino a due anni fa il presidente della provincia di Catania e dell’Unione regionale delle province siciliane e che per anni ha lottato perché venissero assegnati nuovi ruoli e le funzioni previste da leggi nazionali e regionali alle province e conferma quanto trapelato alcuni giorni fa di volere abolire le province regionali.
Non sono mancate le tempestive reazioni dei presidenti e degli amministratori delle province, non per difendere- come qualcuno potrebbe pensare le poltrone- ma per difendere il ruolo istituzionale imprenscindibile che l’ente intermedio svolge nel governo dell’area vasta.
GIOVANNI AVANTI- Presidente della provincia di Palermo e dell’Urps
“Se Lombardo considera l’abolizione delle province una soluzione per ridurre i costi, penso che dovrebbe cominciare da altro, ad esempio dai costi della pubblica amministrazione regionale, caratterizzata da una pletora di strutture e società, non sottoposte al controllo di nessuno, che sperperano fior di milioni di euro senza rendere alcun servizio alla collettività. Al suo posto penserei dunque a razionalizzare la struttura regionale.
Le province ricoprono il ruolo istituzionale di enti intermedi, con competenze che in ogni caso andrebbero trasferite ad altri soggetti, a cominciare da quelle sulle strade e sulle scuole. I dipendenti non possono essere licenziati dall’oggi al domani e le indennità di giunte e consiglieri provinciali non sono tali da giustificare l’operazione. Non capisco, quindi, quale risparmio potrebbe discendere da una decisione del genere. Se invece alla base dell’affermazione di Lombardo c’è una questione personale, legata al suo antagonismo con il presidente della provincia di Catania e dell’Upi, Giuseppe Castiglione, penso che si possano usare altri argomenti”
GIUSEPPE CASTIGLIONE- Presidente della provincia di Catania e dell’Upi
“Ci sembra l’ennesimo annuncio anti Castiglione più che anti province. Lo commenteremo quando Lombardo scriverà il disegno di legge e spiegherà come intende articolare le funzioni delle autonomie locali e della Regione. La sua proposta contrasta con l’art. 114 della Costituzione che recita che “lo Stato è articolato in comuni, province, città metropolitane e regioni”. L’attuale presidente della Regione prima di ricoprire questo incarico è stato presidente dell’Unione regionale delle province siciliane e le difendeva. Non vorremmo che quando finirà di fare il presidente della Regione chiedesse di abolirla”.
GIOVANNI FRANCO ANTOCI- Presidente della provincia di Ragusa e v.
presidente dell’Upi
“Le province sono già protagoniste nella vita del Paese e lo possono ancor più diventare se attorno ad esse si ricostruiranno ruoli e funzioni svolti attualmente da tanti Enti e da tante strutture, guidati da Consigli di amministrazione senza alcuna legittimazione democratica con costi sicuramente esorbitanti. Penso agli Ato idrici e rifiuti, agli Iacp, ai tanti Consorzi ed alle decine di Agenzie che si occupano di materie nelle quali le province siamo perfettamente organizzati con uomini e strutture. Sono perfettamente d’accordo con quanto previsto nell’art. 14 del ddl sulla Carta delle Autonomie circa la riduzione e la razionalizzazione delle circoscrizioni provinciali. Le province vogliono affrontare le nuove sfide ed i nuovi compiti con la serena consapevolezza di essere capaci di esercitare con sobrietà ed efficienza il governo dei propri territori. E’ necessario il completamento del quadro istituzionale e normativo per assicurare ai nostri Enti funzioni e ruoli per garantire quell’efficace governo di area vasta che le nostre comunità giustamente pretendono a salvaguardia della loro crescita e del loro sviluppo”.
MIMMO TURANO.- Presidente della provincia di Trapani
“La decisione del Presidente della Regione di abolire le province regionali nasce da logiche che appartengono solo agli interessi di Catania e che non possono essere condivise”
NANNI RICEVUTO- Presidente della provincia di Messina
“Lombardo vuole evitare gli sprechi in Sicilia? Allora elimini il governo regionale e tutti gli enti da esso gestiti. Il vero spreco è costituito dalla conduzione del governo regionale siciliano, di tutti gli enti che gestisce in maniera accentratrice e frequentemente clientelare. Il presidente Lombardo farebbe bene a ricordarsi di essere stato lui stesso presidente di provincia e di essere stato addirittura il presidente dell’Urps. O a quel tempo, probabilmente, gli faceva comodo sostenere il ruolo delle Province, che ancora oggi svolgono una funzione di coordinamento, di sintesi e pianificazione, che è certamente non sopprimibile?”.
MICHELE MONGIOVI’- Direttore dell’Unione regionale province siciliane
Negli ultimi mesi si è potuta rilevare anche in Sicilia una certa evoluzione in negativo del dibattito sull’abolizione delle province regionali, al quale si è aggiunta ultimamente la proposta del presidente della Regione ed ex presidente della provincia regionale di Catania e dell’Unione regionale delle province siciliane, Raffaele Lombardo.
Ma a questo punto è doveroso esplicitare qual è la reale situazione delle cosiddette province regionali.
L’art. 15 dello Statuto della Regione siciliana dice espressamente: “Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell’ambito della Regione siciliana.
L’ordinamento degli enti locali si basa, nella Regione stessa sui comuni e sui liberi consorzi comunali, dotati della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria”.
Tutti i partiti esistenti presso l’ARS hanno operato all’unanimità per l’attuazione di tale disposizione costituzionale.
L’Urps che ha sempre sostenuto in tutti i congressi dei consiglieri provinciali lo scioglimento delle province e la creazione dei liberi consorzi, ha avuto una parte rilevante con i congressi di tutti consiglieri provinciali e con la partecipazione delle maggiori personalità di tutti i partiti, ma principalmente con la costituzione di una commissione ad alto livello istituzionale che ha predisposto un testo, che poi in gran parte è diventato il testo della legge 6/3/1986 n.9.
Va subito rilevato che le province in Sicilia non esistono più dal marzo 1986 perché sono stati realizzati “i liberi consorzi” previsti dagli artt. 15 e 16 dello Statuto anche se si sono voluti denominare “province regionali”.
In applicazione dell’art. 5 della L.R. n. 9/86, in armonia con il ddl del governo, che in applicazione dell’art. 4 evidenziava tutti gli adempimenti volti a tal fine, l’ARS ha approvato la legge regionale 12/8/1989 n. 17 con la quale all’art. 1 costituiva “le province regionali di Agrigento, Caltanisetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa e Trapani, risultanti dall’aggregazione in liberi consorzi dei comuni residenti nell’ambito territoriale delle disciolte province, già gestite dalle amministrazioni straordinarie provinciali, e con i medesimi capoluoghi”.
Sono così sorti i liberi consorzi di comuni anche se, su esplicita volontà di tutte le forze politiche esistenti a quella data nell’ARS, si sono volute denominare “province regionali” com’è espressamente detto dall’art. 3 della legge 9/86 “L’amministrazione locale territoriale nella Regione siciliana è articolata ai sensi dell’art. 15 dello Statuto siciliano in comuni e liberi consorzi di comuni denominati province regionali”.
Ma la realtà è quella che si evince dall’analisi dei vari articoli della legge così come segue: l’art. 9 Programmazione economico sociale, l’art. 10 Procedure della programmazione, l’art. 11 Verifica sull’attuazione del programma economico-sociale, l’art. 12 Pianificazione territoriale, l’art. 14 Delega di funzioni amministrative, l’art. 15 Gestioni comuni, l’art. 16 Gestioni comuni obbligatorie, l’art. 17 Convenzioni, l’art. 18 Società per azioni, l’art. 22 Statuto della provincia regionale, l’art. 23 Procedimento di formazione dello statuto, l’art. 45 Comunità montane.
Da un attento esame di tali articoli si rileva che in realtà i comuni che hanno determinato la creazione dei veri liberi consorzi (denominati province regionali) partecipano attivamente alla loro vita e alle loro scelte.
Deve quindi concludersi che la legge n. 9/86 è l’attuazione perfetta degli artt. 15 e 16 dello Statuto siciliano ed è essa stessa una norma costituzionale e quindi per revocarla è necessaria una nuova norma costituzionale che modifichi gli artt. 15 e 16 dello Statuto
MIMMO GALVAGNO- Capogruppo MPA provincia regionale di Catania
“Piuttosto che eliminare le province sarebbe meglio ridimensionarle e precisarne le funzioni per concentrarle su alcuni settori. In particolare acqua, spazzatura e ambiente. Sul territorio d’altronde i comuni non riescono a fare fronte a tutte le richieste, a tutte le necessità.”
MASSIMO GRECO- Presidente Consiglio provincia di Enna
“In Sicilia andrebbe fatto un percorso analogo a quello del governo nazionale con il Codice delle autonomie locali. Il problema non è tanto sopprimere le province, il che avrebbe semmai un senso nelle tre aree metropolitane, ma riorganizzare la macchina istituzionale, creando un codice delle autonomie locali siciliane.”
MICHELE MANGIAFICO- Presidente Consiglio provincia di Siracusa
“Parlare di soppressione delle province è un falso problema perché si è progressivamente svuotata un’istituzione, quando invece il problema è assegnarle tutte le competenze previste da leggi nazionali e regionali, andando invece a svuotare quella pletora di organismi di secondo livello, che determinano i costi della politica, che potrebbero essere razionalizzati, restituendo le competenze alle province”
RAIMONDO BUSCEMI- Presidente Consiglio provincia di Agrigento
“Sopprimere le province ? Le province andrebbero piuttosto rilanciate. Si dovrebbero restituire ad esse tutte le competenze sovracomunali”.
MICHELE MANCUSO- Presidente Consiglio provincia di Caltanissetta
“Si parla di abrogare le province regionali? Dovrebbero invece essere riempite di competenze per il governo dell’area vasta”.
SANTO TROVATO- Consigliere provinciale MPA provincia di Catania
“Se la provincia è bene amministrata serve. Ha un ruolo importante, ma bisogna vedere come viene usata. Qualora debba diventare un laboratorio politico, non va certamente. Non è però il caso del nostro ente, che invece funziona e svolge un ruolo importante. Non credo che la Regione possa rispondere alle richieste dei cittadini, del territorio, come facciamo noi e i comuni”.
16 luglio 2010